.STAGE MUSIC AND ORATORIO

 

Euridice

di Ottavio Rinuccini

Musiche di Jacopo Peri

Personaggi:
Tragedia, Elena Biscuola, Dafne, Alida Oliva, Proserpina Patrizia Vaccari
Orfeo, Vincenzo Di Donato, Euridice, Venere, Laura Antonaz
Plutone, Andrea Favari, Arcetro, Stefano Albarello, Aminta, Raffaele Giordani,
Tirsi, Andrea Crescente, Caronte, Enea Sorini. Ninfe e Pastori

Ensemble Les Nations
Gabriele Raspanti, Manuel Vignoli, violini, Claudia Pasetto, viola da gamba, Maurizio Less, violone, Stefano Rocco, arciliuto, chitarra barocca, Maria Luisa Baldassari, clavicembalo, regale, Marina Scaioli organo

Direzione Maria Luisa Baldassari
Regia Beatrice Santini

Il mito di Orfeo si attaglia alla perfezione alla nascita dell’opera, concordemente fissata nella composizione di ‘Euridice’ di Ottavio Rinuccini e Jacopo Peri. Il mito, universalmente noto in un epoca di rivisitazione della tradizione classica, diviene il paradigma del cantore solista che muove gli animi degli ascoltatori e dimostra così la potenza della musica. La scelta di Orfeo come simbolo della nuova corrente del canto solistico e drammatico non è casuale: Orfeo è generalmente rappresentato come cantore che si accompagna con la lira, immagine speculare del cantore moderno che si accompagna al liuto, la cui capacità di commuovere sta nella combinazione di parola e musica e non in uno o nell’altro dei due elementi presi separatamente. Per questo Orfeo affascina tanto i compositori d’opera (Peri, Caccini, Monteverdi fino poi a Gluck o addirittura Offenbach): egli rappresenta la chiave di volta del linguaggio operistico, l’elemento che legittima l’unione di teatro e musica.
Il lavoro operato per quest’allestimento è stato proprio quello di cercare di ricostruire questo nesso inscindibile: fare teatro senza dimenticare la musica,muovere gli affetti’, per usare un’espressione cara a Peri e al suo circolo, con il gesto, la parola, il canto, gli strumenti.
Mancano in quest’allestimento le macchine, elemento tipico del teatro seicentesco atto a creare meraviglia negli ascoltatori: forse però ‘Euridice’ è l’opera che meno ne soffre la mancanza, incentrata com’è sulla forza dell’espressione personale. La scena è data dai luoghi meravigliosi che ospitano lo spettacolo.

Il soggetto

La scena si svolge in Tracia, l’ambientazione è bucolica, tutti i personaggi sono pastori o ninfe: Orfeo - pastore di origine semidivina il cui canto è tanto dolce e bello da incantare anche belve, alberi e sassi - ed Euridice vengono festeggiati dagli amici nel giorno delle loro nozze: canti e balli accompagnano la gioia di tutti. Euridice si apparta con le compagne, mentre gli amici più vicini ad Orfeo, Arcetro e Tirsi, lo prendono scherzosamente in giro rallegrandosi con lui per essere finalmente riuscito a far innamorare di sé Euridice, finora sorda ai suoi lamenti. Improvvisamente entra in scena Dafne, ninfa amica di Euridice, che con spavento e dolore racconta come, mentre danzava sul prato, Euridice sia stata morsa da un serpente e sia morta. Orfeo è annichilito dalla notizia, poi il suo dolore esplode: esce correndo verso il luogo dove Euridice è morta. Arcetro lo segue temendo che possa uccidersi.
Intanto tornano pastori e ninfe che hanno assistito all’evento e tutti, insieme, lamentano il triste destino. Entra però Arcetro che invita tutti a non piangere e racconta come Orfeo sia ancora vivo e sia stato soccorso da una Divinità: Pastori e ninfe intonano allora un canto di speranza e si dirigono al tempio per ringraziare gli Dei.
La bocca dell’Inferno. Venere, discesa dal Cielo per soccorrere Orfeo, profondamente commossa dal suo canto, lo guida alla porta degli Inferi: se Orfeo riuscirà col suo canto a commuovere Plutone, Dio degli Inferi, come ha commosso lei, potrà riavere Euridice. Venere parte e Orfeo inizia il suo canto, in cui profonde tutta la sua sapienza e la profondità delle sue emozioni. Plutone appare, contornato da anime infernali: inizia un dialogo nel quale Orfeo lentamente riesce a convincere lo scettico e sprezzante Plutone, aiutato da Proserpina, sposa di Plutone, e da Caronte, traghettatore delle anime all’Inferno. Orfeo prorompe in un canto di gioia, mentre le anime infernali commentano con un coro moraleggiante che invita gli altri mortali a non tentare di imitare l’audacia di Orfeo, poiché a non tutti è concesso quello che un semideo può ottenere.
Ancora i campi di Tracia: gli amici di Orfeo attendono ansiosamente il suo ritorno. Entra Aminta raggiante che racconta come, mentre era andato a consolare i genitori di Euridice, sia rimasto sbigottito vedendo apparire Orfeo ed Eudirice insieme. Arcetro canta la suo gioia e, poco dopo, fa il suo ingresso la coppia. Tutti si fanno intorno a loro stupiti e quasi impressionati, riempiendoli di domande che culminano nella celebrazione finale di Aminta e nel coro di gioia intonato da tutti.

 

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Il transito di S. Gioseppe

di Giovanni Paolo Colonna

S. Giuseppe      Elena Biscuola
Angelo/Gesù   Patrizia Vaccari
Maria                 Laura Antonaz
Lucifero                            Andrea Favari

Ensemble Les Nations
Davide Monti, Katia Ciampo, violini
Luca Ronconi  viola
Marco Dal Bianco, violoncello
Maurizio Less  violone
Stefano Rocco arciliuto, chitarra barocca
Maria Luisa Baldassari, clavicembalo
Marina Scaioli  organo

Direzione          Maria Luisa Baldassari 

Rappresentazione in forma semiscenica, con luci e costumi

           ‘Il transito di S. Gioseppe’ di Giovanni Paolo Colonna appartiene alla ricchissima produzione di oratori che pervade tutto il Seicento. L’oratorio nasce con la controriforma, legato in particolare all’ordine religioso dei Filippini (fondato a Roma da S. Filippo Neri) che si assume il compito, fra l’altro, di diffondere le storie sacre in un modo tale da avvicinare e avvincere il pubblico, secondo il principio controriformistico che prevede come miglior modalità di diffusione della fede il miscere utile dulci, unire l’utile al dilettevole, cioè trasmettere i contenuti religiosi attraverso le forme piacevoli delle arti (musica, poesia, pittura, scultura). All’epoca di Colonna, quando ilTransito’ viene composto, l’oratorio è ormai in tutto e per tutto il corrispettivo sacro dell’opera, dalla quale trae le forme, i modi di esecuzione, l’intensa espressività, il gusto per la vocalità e anche un pizzico di divismo per ciò che concerne i cantanti. Gli oratori sono insomma intensamente ‘mondanizzati’ prova ne siano le sedi in cui venivano spesso eseguiti (case nobiliari e non più solo edifici oratoriali) e le cronache che ci raccontano di oratori seguiti a ruota da feste danzanti e intrattenimenti decisamente poco spirituali. Il risultato delle contaminazioni operistiche è tuttavia una intensa ricerca espressiva e spettacolare della musica, che trae dalle tematiche religiose spunti per realizzazioni musicali di grande gusto ed efficacia.

La trama su cui si regge ‘Il transito di S. Gioseppe’ è quasi un pretesto: Un’angelo scende dal cielo ad annunciare a S. Giuseppe che quello sarà il giorno della sua morte: Giuseppe accetta la propria sorte e riesce a farla comprendere anche a Maria, in un dialogo drammaticamente molto efficace. Gesù li raggiunge e sancisce con le sue parole la serena accettazione della decisione divina. Ma… Lucifero, venuto a conoscenza della cosa, cerca di turbare il cuore di Giuseppe e Maria insinuandovi dolore e rimpianto, quindi ribellione alla volontà celeste. Per questo convoca Furie, spettri e ombre con vere e proprie arie di bravura, fra cui una con tromba concertante che richiama atmosfere guerresche secondo i canoni dell’epoca. La confusione penetra nel cuore di Giuseppe e Maria, che la esprimono in arie e recitativi dagli affetti mutevoli. L’angelo scende però nuovamente dalle sfere celesti ad assicurare la sua protezione contro i complotti del Maligno che alla fine si dichiarerà sconfitto. La caratterizzazione dei personaggi è varia ma netta: Lucifero è una voce di basso, come spesso accade per i personaggi infernali, che sfrutta al massimo la propria estensione vocale spingendosi a note gravissime; per converso l’angelo indulge in soprannaturali vocalizzi che arrivano a note altissime per l’epoca (la parte era probabilmente destinata alla voce ambigua ma versatile dei castrati): Maria e Giuseppe mostra lati umani estremamente toccanti, mentre a Gesù è destinata l’espressione della divina serenità.

 

 

San Sigismondo, re di Borgogna

di Domenico Gabrielli

S. Sigismondo  Elena Biscuola
Gondemaro       Patrizia Vaccari
Inomachia                        Laura Antonaz
Clodomiro                        Andrea Favari
Duce                  Fabio Furnari

Ensemble Les Nations
Davide Monti, Katia Ciampo, violini
Emanuele Marcante        viola
Marco Dal Bianco           violoncello
Maurizio Less                  violone
Maurizio Piantelli                            arciliuto, chitarra barocca
Maria Luisa Baldassari  clavicembalo
Marina Scaioli                 organo

Direzione          Maria Luisa Baldassari 

Rappresentazione in forma semiscenica, con luci e costumi

           ‘Il transito di S. Gioseppe’ di Giovanni Paolo Colonna appartiene alla ricchissima produzione di oratori che pervade tutto il Seicento. L’oratorio nasce con la controriforma, legato in particolare all’ordine religioso dei Filippini (fondato a Roma da S. Filippo Neri) che si assume il compito, fra l’altro, di diffondere le storie sacre in un modo tale da avvicinare e avvincere il pubblico, secondo il principio controriformistico che prevede come miglior modalità di diffusione della fede il miscere utile dulci, unire l’utile al dilettevole, cioè trasmettere i contenuti religiosi attraverso le forme piacevoli delle arti (musica, poesia, pittura, scultura). All’epoca di Colonna, quando ilTransito’ viene composto, l’oratorio è ormai in tutto e per tutto il corrispettivo sacro dell’opera, dalla quale trae le forme, i modi di esecuzione, l’intensa espressività, il gusto per la vocalità e anche un pizzico di divismo per ciò che concerne i cantanti. Gli oratori sono insomma intensamente ‘mondanizzati’ prova ne siano le sedi in cui venivano spesso eseguiti (case nobiliari e non più solo edifici oratoriali) e le cronache che ci raccontano di oratori seguiti a ruota da feste danzanti e intrattenimenti decisamente poco spirituali. Il risultato delle contaminazioni operistiche è tuttavia una intensa ricerca espressiva e spettacolare della musica, che trae dalle tematiche religiose spunti per realizzazioni musicali di grande gusto ed efficacia.

  

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